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octobre 2004
RESISTENZA IRACHENA
C'è una frase in Italia che non si può pronunciare
quando si parla di Iraq. Non la usa nessuno, solo qualche sfacciato
ed impenitente comunista. La frase è : Resistenza irachena. Appena
qualcuno fa cenno a quello che sta succedendo in Iraq come di una
forma di resistenza contro l'invasione di forze straniere di aggressione.
C'è lo scatto indignato di chi punta l'indice dicendo: "Bisognava
forse lasciare Saddam con il suo regime criminale ?!!".
Un momento please ! Io vorrei procedere per ordine, facendo un ragionamento sereno e però anche severo. Non è che siccome Saddam Hussein era un dittatore arriva il "Settimo cavalleggeri" grida liberi tutti e gli iracheni subito devono essere felici e riconoscenti ! In Iraq si muore. Sono morti italiani e muoiono iracheni. Ancora oggi. Migliaia di morti ! Perché prima di tutto il famoso "Settimo cavalleggeri" è fatto di truppe americane, inglesi, spagnole e italiane, con l'aggiunta di qualche contingente di copertura con altre bandiere tanto per fare colore, ma tutti entrano in Iraq bombardano, occupano e si dichiarano vincitori, ma in Iraq sono entrati senza alcuna legittimità giuridica internazionale. Sono là perché lo ha deciso mister Bush e gli altri, Blair, Berlusconi & C. Obbediscono in attesa di dividersi il bottino di guerra (solo la Spagna ha riconosciuto l'errore di Asnar, pagato a carissimo prezzo, e ha ritirato le truppe). Sono quindi stranieri aggressori. Questo deve essere chiaro a tutti gli europei, a tutti gli occidentali altrimenti da questa situazione non se ne esce. Perché gli iracheni le cose le vedono così. Il fatto che gli americani hanno vinto in Iraq e che ora vogliono la benedizione della comunità internazionale non è automaticamente la santificazione della causa che li ha portati a fare la guerra. Gli arabi questo lo sanno sin dal principio. Non hanno accettato l'invasione occidentale e hanno organizzato la resistenza all'occupazione straniera, dapprima con i mezzi arrangiati della guardia fedele a Saddam e poi con collegamenti sempre più complessi con tutti coloro che hanno qualcosa in comune con questa loro causa, facendo un fronte complesso, sicuramente instabile, ma comune. Non dobbiamo dimenticare che sotto il regime di Saddam l'organizzazione di Bin Laden non aveva spazio di azione in Iraq mentre oggi gli integralisti alleati con gli iracheni sono la stragrande maggioranza delle forze di resistenza in Iraq. Ho avuto già occasione (Helios Magazine speciale "Mediterraneo: Periferia del Terzo Millennio?") di fare queste analisi e di andare oltre l'aspetto militare per cercare di capire se la guerra in Iraq potesse trovare una qualche giustificazione morale. Dico subito, per brevità di trattazione che non ne ho trovate, ma le mie considerazioni si sono spostate dal fatto in sé (mancata legittimità internazionale, uccisioni di donne e bambini, ecc.) per andare a considerare quali sono stati gli effetti immediati e futuri della guerra in Iraq. Questa analisi serve anche per capire perché Berlusconi, Asnar e Blair abbiano accettato senza critiche le bugie di Bush e di Colin Powel (ricordate la balla della fialetta di profumo sventolata in pieno Consiglio delle Nazioni Unite. Per farsi belli davanti all'opinione pubblica ora hanno licenziato il direttore della CIA dicendo che è stato lui ad imbrogliare ! Tanto la guerra ormai era vinta! O quasi…). Quale è stato il primissimo effetto dell'attacco americano all'Iraq ? Ricordiamoci che eravamo nei mesi immediatamente precedenti alla firma della Costituzione Europea e delle elezioni europee. L'Europa è un corpo che ha le braccia distese da est ad ovest (tra USA ed ex URSS) e le gambe sul Mediterraneo, con un piede in Africa e l'altro nel Medio Oriente. Il primo effetto della guerra è stato di tagliare le gambe all'Europa. Senza stabilità nel Mediterraneo l'Europa diventa un nano della politica, questo la Francia e la Germania lo hanno capito subito ed hanno fatto una scelta europea e non di parte. Blair ha servito bene il suo paese perché da sempre l'asse franco-tedesco è l'angoscia inglese, ora è diventato il garante dell'alleanza tra Europa e America, è probabile che gli inglesi che hanno punito Blair nelle elezioni amministrative ci ripensino e per quelle politiche lo riconfermino. Invece Berlusconi e Asnar hanno fatto una scelta solo nell'interesse di una politica interna, contro il volere e la coscienza dei loro paesi. In Italia la reazione alla guerra è stata forte, il paese si è sollevato, milioni di persone hanno protestato nelle piazze, nelle chiese, nelle campagne e nelle città, ma Berlusconi ha una maggioranza che obbedisce e vota compatta senza discussioni, soprattutto senza alcun dibattito parlamentare. Per la verità, a parte le dichiarazioni di Berlusconi, in Italia non si è riusciti a capire come la pensano gli altri parlamentari della destra. Si ha l'impressione che non tutti siano d'accordo con il capo, soprattutto negli ultimi mesi, per questo il premier deve fare continuo ricorso al voto di fiducia, perché ormai la sua nave sta affondando e gli alleati non sono più tanto fedeli però votano " sì " ( perchè quando c'è il rischio di andare tutti a casa si vota e basta ! ). Gli italiani non hanno accettato la guerra perché la sentono assurda ed ingiustificabile. Però c'era anche un motivo più serio in Italia per dire no alla guerra e Berlusconi è responsabile di avere penalizzato gli interessi politici ed economici del suo paese obbedendo agli ordini di Bush. L'Italia è il paese che assieme a Francia e Spagna ha storicamente un legame con tutti i paesi del Mediterraneo, il suo sviluppo (soprattutto con l'allargamento dell'Europa ad est) non può che essere indirizzato verso i paesi africani e mediorientali, la guerra in Iraq non è altro che l'allargamento del conflitto israelo-palestinese a tutto il Medio Oriente ed al nord Africa con conseguenze negative che si faranno sentire per molti anni ancora. Il tempo che servirà agli Stati Uniti per sistemare i conti con la Cina (il vero concorrente del futuro) senza doversi preoccupare di un'Europa unita forte e in grado di allargarsi pacificamente e proficuamente nel Mediterraneo. In Italia queste considerazioni, anche se con ritardo, si stanno facendo strada e mister Berlusconi comincia a fare le valigie. Ma intanto il danno è fatto e ora bisogna gestire la crisi. Ritirare le truppe dall'Iraq è un impegno che l'Italia deve dichiarare senza equivoci, ma adesso il ruolo dell'ONU è un ruolo molto più importante e serio di quanto non lo fosse un anno fa. Perchè c'è il rischio che l'Iraq, che prima era governato da un dittatore laico, domani possa diventare una "repubblica islamica". Qualcuno mi deve ancora spiegare quale è la differenza tra un dittatore ed un governo islamico integralista. Pino Rotta
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